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Io e la mela

Marco Ponzi


Quando ero bambino, la mela era un frutto complicato da mangiare. La difficoltà consisteva nel saperla sbucciare. Era difficile tenerla con una mano e nello stesso tempo, farla ruotare per far scorrere il coltello.
Quest’ultimo poi era considerato pericoloso e bisognava tenersi a distanza.
Mangiare una mela, era quindi, un piacere che doveva per forze di cose, passare attraverso l’aiuto di un adulto.
La mela si poteva mangiare solo grazie all’intercessione di una persona più grande, che con pazienza e generosità, la sbucciava al posto tuo.
La mamma e la nonna erano coloro che provvedevano ad espletare questo gesto. La prima badava più al sodo: la sbucciava, depositava gli spicchi in un piattino da caffè con annesso una piccola forchetta. Pronta e servita.
Mia nonna, invece, la mangiava insieme a me. Ricordo che incideva il suo spicchio Quando ero bambino, la mela era un frutto complicato da mangiare. La difficoltà consisteva nel saperla sbucciare. Era difficile tenerla con una mano e nello stesso tempo, farla ruotare per far scorrere il coltello.
Quest’ultimo poi era considerato pericoloso e bisognava tenersi a distanza.
Mangiare una mela, era quindi, un piacere che doveva per forze di cose, passare attraverso l’aiuto di un adulto.
La mela si poteva mangiare solo grazie all’intercessione di una persona più grande, che con pazienza e generosità, la sbucciava al posto tuo.
La mamma e la nonna erano coloro che provvedevano ad espletare questo gesto. La prima badava più al sodo: la sbucciava, depositava gli spicchi in un piattino da caffè con annesso una piccola forchetta. Pronta e servita.
Mia nonna, invece, la mangiava insieme in più punti con il coltello. Procurava tanti piccoli tagli per rendere più fragile la consistenza della mela.
A mia nonna, mancavano i denti e quel passaggio fatto di tanti tocchetti veloci con la lama del coltello, serviva ad ammorbidire il pasto. Dopo il primo morso, il processo si ripeteva anche sul secondo e così via, con gli stessi meticolosi gesti.
Ricordo con piacere un altro aneddoto che lega il binomio tra “nonne” e mela. Ero ospite di una famiglia italiana emigrata in Brasile e la mia stanza era una piccola dependance della cucina. La sera, giunta l’ora di ritirarmi, ero costretto a transitare dalla cucina, dove ad attendermi, c’era puntualmente la nonna di casa. Con un fare tra il tenero ed il malinconico, mi chiedeva di mangiare con lei una mela, che rigorosamente sbucciava per me, nonostante fossi alla soglia dei trent’anni.

Oggi, la mela rappresenta per me un rito che infonde serenità. Ogni mattina, concludo l’atto della prima colazione, sbucciando una mela. La taglio a spicchi e poi a tocchetti per farla entrare in un piccolo contenitore, che aprirò al primo languore di metà mattinata. Il rito si espleta nel completo silenzio della mia cucina, dove posso ascoltare il fragore delle fibre del frutto che si rompono, al passaggio della lama del coltello.

Io e la mela. Ricordi, gesti e tranquillità quotidiana

Beschreibung

Se guardo una mela e penso mi si aprono dei ricordi che mi infondono tranquillità. La stessa che ritrovo nel quotidiano gesto che compio per sbucciarne una.


Inspiration

Ricordi