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BIANCANEVE

Maddalena Chiara Scialdoni


BIANCANEVE
Biancaneve sbuffò spazientita. “Ancora questa storia dello specchio, adesso basta!”
Era imprigionata da secoli in una gabbia dal finale scontato. Aveva deciso, avrebbe riscritto la storia a modo suo!
Si armò di ciotole e cucchiai ed iniziò a preparare la sua famosa torta di mele: 2 uova da montare con 120 gr di zucchero a cui aggiungere poi 250gr di farina e mezza bustina di lievito. Per proseguire con burro fuso e scorza di limone, pizzico di sale ed infine, il tocco magico, un kg di mele Marlene a cubettini piccoli piccoli. Una bella mescolata, una spolverata, una volta in teglia, di zucchero e qualche fiocchetto di burro, 180 gradi per 45 minuti ed il gioco era fatto!
La delizia inondò tutto il palazzo del profumo più dolce e Biancaneve, con passo svelto e deciso, si recò nella stanza della Matrigna.
“Vi ho portato questa”, disse con un tremore nella voce. Gli occhi gelidi della donna la scrutavano con disprezzo e gelosia. “Come posso fidarmi? Mi vuoi avvelenare, immagino!” Biancaneve rispose in modo quasi sfrontato: “A dire il vero quella è la vostra parte!”
“Ne mangeremo insieme, allora!”, decretò la Matrigna e così fu.
Ad ogni boccone, lo sguardo della perfida donna mutava, diveniva più fragile, vulnerabile, quasi umano e, ad un tratto scoppiò in un fragoroso pianto; Biancaneve le si avvicinò, prendendola fra le sue braccia esili.
La donna aveva ricordato. Era troppo tempo che cercava di non ascoltare il peso dei suoi ricordi, la loro dolcezza amara. Le era tornata in mente la mamma, quando, negli stenti quotidiani di una vita attraversata dalla guerra e dalla povertà, riusciva a prepararle la sua torta di mele che, per qualche ora, riportava gioia e speranza nella solitudine e nella paura. Ma, poi, l’avevano portata via, la sua mamma, e lei era fuggita, fuggita lontano. Si era salvata, ma la vita era stata dura. Da quel giorno si era ripromessa di diventare crudele perché la vita lo era stata con lei.
Si strinsero forte, la Matrigna trovò una figlia da amare, riscoprì la dolcezza, la gentilezza, la possibilità di credere in una bontà della vita.
E tutti vissero felici e contenti? Ma il Principe? E i simpatici Nanetti? Cancellati da un nuovo epilogo?
No! Tutti, proprio tutti, sentirono il profumo di quella torta magica e ne seguirono la scia per ritrovarsi in un giardino incantato incastonato fra montagne mozzafiato, mai scorte prima coperte com’erano dalla nebbia dell’odio della Matrigna. Ed allora sì, vissero tutti felici e contenti!
Le Madeleine di Proust, la torta di mele Marlene della nonna, il viso arrossato da una giornata sulle montagne più spettacolari del mondo: la vita può essere dolce, se lo vogliamo, se lo decidiamo.
L’esistenza è un morso dato istintivamente, è gentilezza verso gli altri e verso noi stessi, è un profumo familiare che ci fa sempre ritornare al nido: è il passare del tempo che ci cambia, ma che ci fa amare un sapore genuino che non cambia mai!

Beschreibung

Una favola al contrario, in cui ricercare la possibilità, pur in questo mondo difficile e "cattivo", di trovare del buono nella semplicità. Il ricordo, la memoria, l'attenzione verso il prossimo, anche verso chi ci ha sempre rifiutato per un motivo vero o nascosto. La ricerca di un "vissero tutti felici e contenti" che parta dal desiderio di cambiare e migliorarsi davvero!


Inspiration

Le mele, le mele mi hanno ispirato. Frutto semplice, a volte sminuito da tutta la voglia di ricercatezza ed apparenza che imperversa in ogni ambito. Sin da piccola ho un sogno, una volta nella vita, potermi recare ad una sagra della mela o ad una raccolta in Trentino. Ogni anno sembra quello giusto, ma, poi, sempre un imprevisto, un motivo per non esserci. Così, scrivendo la mia favola al contrario, per un attimo mi sono aggirata fra quegli alberi dai frutti "sorridenti" e croccanti!