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Il sapore del Paradiso

ELVIRA SIRINGO


Volete sapere come andò?
In principio, Io ero stata eletta la più bella ma presto si disse che ero pure tossica!
La fake derivava dal nome che mi aveva dato Adamo, tutto sommato mi garantiva l’incolumità e il Creatore si limitava a non chiarire l’equivoco.
Un giorno stavo al sole quando arrivò l'essere livido e rancoroso. Costretto a strisciare senza zampe, piedi, ali o pinne, elemosinava compassione. Serpeggiava d’aver subito ingiustizia. Borbottava pure il sospetto che l’Onnipotente fosse capriccioso e si divertisse a farci credere che chi mi avesse mangiato sarebbe morto.
Naturalmente io sapevo di essere innocua e il serpente, viscido ma non scemo, riflettendo dal suo punto di vista infimo aveva dedotto una elementare verità: la morte era un controsenso, dato che stavamo già tutti nell’aldilà!
Giunse, si attorcigliò sul mio tronco e cominciò a darmi delle leccatine.
La linguaccia biforcuta era proprio sgradevole. Sbottai:
- La pianti?
- Ti do fastidio?
- Sì! Hai finito?
- No, ci vuole tempo, se mi viene mal di pancia sei tossica.
- Ma che tossica! Non sono mica il MĂLUS. Sono una mālus femminile, ho l’accento lungo!
- Sei femmina? E con ciò?
- Sono sanissima!
- Bene! È proprio ciò che volevo sentire!
Finalmente smise di leccarmi e scivolò via, alla ricerca di tutti gli altri due abitanti dell’Eden che passeggiavano lieti sul prato tenendosi per mano.
- Buongiorno amici! – sibilò tra i loro piedi.
Eva gli sorrise, Adamo invece, schifato, prese in braccio la giovane, le sussurrò di non badare a quel coso e saltò oltre, la adagiò sull’erba accarezzandole i fianchi e baciandola. Infine, lui si addormentò e lei prese a cogliere dei fiori per ornarsi i capelli e sentirsi ancor più desiderabile.
Il serpente tornò alla carica:
- Buongiorno bellezza!
- Ciao, vuoi una margherita?
- Ti pare che io possa prenderla?
- Scusa, non volevo offenderti.
- Converrai che il Capo non ci ha trattati tutti allo stesso modo.
- Nella sua infinita bontà avrà avuto le sue ragioni!
- Credimi, penso che a volte ci prenda pure in giro! Non ti piacerebbe mangiare quella bella mela rossa?
- Che dici? È proibito!
Allora lui le spiegò la questione degli accenti e l’inconsistenza della minaccia, essendo già tutti all’altro mondo. Lei lo fissò sbalordita, poi divertita, mentre io cominciai a tremare così forte che il picciolo si staccò dal ramo. Fu la mia fine. Eva aveva parecchio appetito, non si fece ripetere l’invito due volte.
Quando il Principale se ne accorse si infuriò! La serpe l’aveva beffato pur dicendo la verità; nell’Eden non c’era modo di far morire nessuno. Per non dargliela vinta ideò una punizione esemplare: ci spedì a soffrire sulla terra, finché la materia dei corpi non si fosse consumata. Solo allora avrebbe concesso alle anime di tornare alla base.
Tuttavia nella sua infinita bontà ebbe un moto di divina compassione e affidò proprio a me l’impresa di addolcire il castigo tenendo viva la memoria di quanto sia prelibato e ineffabile il sapore del Paradiso.

DESCRIZIONE

Tutti conosciamo il ruolo scomodo della mela nella narrazione biblica. In realtà, gli esegeti hanno ormai chiarito in più circostanze di come sia stato solo un equivoco terminologico. Questo breve racconto prende il via proprio dalla questione linguistica e vuole essere un'interpretazione in chiave umoristica della nota vicenda. La conclusione di fantasia, ma tutto sommato plausibile, esalta e riabilita il "frutto proibito" rendendolo privilegiato protagonista di una vera "missione divina".


ISPIRAZIONE

Il frutto più antico e universalmente noto al mondo è certamente la mela. Mi è piaciuto pensare che sia stata davvero lei la più bella del Paradiso, creata e mandata in terra apposta per regalarcene un’anticipazione. Forse è anche l’unica eccezione alla regola per cui, in genere, ciò che piace o è proibito o fa male! La mela infatti è il più dolce conforto ad ogni età, una parentesi di bontà, un balsamo che sa lenire lievi e grandi affanni. Un piccolo lusso quotidiano, proprio per tutti!