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La mela e il silenzio del tempo

maria mombelli


Un morso e il mondo s’incrina,
come vetro che ride.
Ha il suono rotondo di un pensiero gentile,
dolce da ascoltare
come se il gusto potesse cantare un ricordo.
Dentro, la polpa trattiene il tempo,
gocce di sole rimaste intrappolate
tra vene zuccherine.
È lì che dorme la memoria
del primo respiro dell’albero,
del vento che insegnò al ramo la pazienza.
La mela non cade:
ascolta.
Fa spazio nel cuore
e scivola giù,
rotonda come un pensiero che non finisce.
Nei suoi cerchi lucidi
vedo le stagioni farsi ceramica,
la gioia sbucciarsi piano,
la vita disfarsi in profumo.
Ogni morso è un istante che svanisce,
un’eco rossa di ciò che siamo stati.
Dentro, il succo respira piano,
sa di passi lenti, di infanzia che non vuole finire.
Ogni fibra custodisce un istante,
un volto, un respiro, un sorriso che si slaccia.
E quando la mordi,
la vita ti passa attraverso,
trasparente e lieve,
come un raggio che sa di dolcezza.
Eppure, dentro quel suono,
un battito—
ancora vivo,
ancora dolce,
ancora noi.

DESCRIZIONE

Questa poesia è un respiro lento dentro le cose semplici. La mela diventa un piccolo universo dove il tempo si fa sapore, luce e memoria. Ogni immagine è un invito a sostare, a sentire la dolcezza che si nasconde nel silenzio, a riconoscere la vita nei gesti quotidiani. Leggendola, si entra in uno spazio intimo, sospeso tra realtà e sogno, dove la fragilità si trasforma in presenza e ogni morso diventa un atto di consapevole meraviglia.


ISPIRAZIONE

Ho scritto questa poesia partendo da un gesto quotidiano: sbucciare una mela. In quel profumo ho sentito il tempo respirare, come se ogni fibra del frutto custodisse ricordi e attese. La mela mi è apparsa come una piccola metafora del vivere — dolce, fragile, completa. Mentre la osservavo, ho pensato che la vita assomiglia a quel momento di silenzio prima del morso, quando tutto esiste e niente è ancora perduto. Da lì è nata la mia riflessione sulla memoria, la presenza e la gratitudine.