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Come racchiusa in una mano

Martina Caridi


Passi leggeri, fatica,
ma è ancora mattina:
l’erba brilla d’alba nei campi
e le foglie bagnate di alberi carichi
donano gocce di rugiada
che profuma di terra umida e madre.
Dal gelo delle gemme al calore dei fiori,
dalla luce del sole all’armonia dei meleti:
mani che accarezzano forme perfette,
tradizione di gusto e di api fedeli.
Ieri una rosea vallata, poi la neve che ammanta,
oggi mele dolci che parlano ai monti,
mele dorate che scrutano guglie di chiesa,
mele precoci che assaporano il sole,
mele rosse che salutano malghe,
mele croccanti che tingono di carminio ruscelli increspati
e si innalzano verso il cielo,
frutti sodi, rotondi, odorosi, speziati,
fresco aroma succoso di anni di storia.

DESCRIZIONE

Questa poesia vuole descrivere come nasce una mela, quale paesaggio la accoglie e la guarda crescere, il sacrificio di chi lavora durante tutte le stagioni, così come la varietà di mele che profumano di tradizione Marlene e che continuano a portarla avanti grazie a un lavoro manuale che si trasmette di generazione in generazione con orgoglio, autenticità e passione.


ISPIRAZIONE

Per scrivere questa poesia mi sono ispirata ai miei viaggi in Trentino Alto Adige, dalla Val Pusteria alla Val di Non, dalla Val di Sole alla Val Gardena, sia in estate che in inverno. Ho potuto osservare come cambia il paesaggio, ma anche gli elementi che lo rendono unico, dalle chiesette alle sfumature del verde e le montagne che svettano. In inverno, ho potuto ammirare filari di meleti coperti sotto una coltre di neve e assaggiare le mele, ognuna diversa per colore, sapore e profumo.